I Maestri

Sauro Somigli


SAURO SOMIGLI

Il 20 Gennaio del 1951 nasco a Firenze, in un periodo in cui si risente ancora del devastante effetto della seconda guerra mondiale e allo stesso tempo un momento di grandi cambiamenti economici e sociali che verranno ricordati con il nome di boom economico.

In quella fase storica si gioca ancora per strada, ci si arrampica sugli alberi e si impara a nuotare nel fiume Arno, lanciati in acqua dagli amici piu' grandi. Il gioco del pallone era gia' sport di massa, in alcune occasioni, quando andavo a fare visita ai parenti in campagna giocavo con una palla di stracci, mentre in citta' c'era gia' la palla di gomma, magari bucata e raramente il famoso pallone di cuoio. Le partite erano interminabili non era quasi mai il tempo di decretare la fine dell'incontro ma il punteggio, chi arrivava prima a dieci vinceva e alla fine della partita ne avviavamo un'altra, cambiando squadre.

A 14 anni l'ingresso nella squadra strutturata, il campionato, i tornei, i ruoli precisi, i tempi regolari e l'arbitro, tre anni di cui due negli under 15 e un anno di Juniores. Nello stesso periodo inizia la passione per la musica, per le percussioni, battevo le bacchette sul tamburello (che si usa per giocare con la pallina) incastrato in un fustino di sapone per lavatrici, per un breve periodo noleggiai una batteria completa, poi i costi troppo elevati sia per l'affitto che per l'acquisto mi riportarono sul tamburello.

Un incidente di gioco mi provoco' la frattura della clavicola sinistra, il gesso per quarantacinque giorni mi ricopriva per meta' persona, con la mano alta oltre la testa, ma a parte i primi giorni, anche con questa armatura scendevo nel prato a giocare a pallone. Il gioco improvvisato da noi ragazzi era piu' divertente, libero e formativo di quello strutturato degli adulti. Alla ripresa degli allenamenti, dopo l'incidente, manifestai un certo disagio nei contrasti e nel saltare con l'avversario e invece della riabilitazione salto' fuori il karate -non pareva il sistema riabilitativo piu' idoneo, l'immaginario collettivo lo accostava alla rottura delle tavolette ed era considerato pericoloso e violento. Mia madre firmo' il foglio di adesione al club, perche' minorenne, di nascosto a mio padre che non condivideva queste cose “pericolose”, ma che arrivo' ad accettare e condividere molto piu' tardi, tuttavia non ostacolo' la mia decisione. Per quella e altre scelte prese nella mia vita i miei genitori non mi ostacolarono mai, questo e' il piu' bel ricordo che ho di loro, non avermi mai fatto sentire a disagio per le mie scelte. Era il 1968, lo stile di karate, lo Shotokan e i miei primi insegnanti avevano studiato Shotokai.

In seguito mi interessai anche al Goju Ryu per il suo approccio alla solidita' e alla respirazione forzata.

Nel 1971 conseguii il primo Dan, la cintura nera, e piu' per la mancanza di maestri che per la mia conoscenza iniziai ad insegnare - ancora non erano i tempi dei grandi numeri ma di li' a poco questa arte divenne molto popolare e la si praticava quasi ovunque. Nello stesso anno mi diplomai Tecnico di Radiologia Medica e dopo un anno a Roma presso l'Ospedale Militare e a praticare karate, rientrai a Firenze con un impiego fisso e una palestra dove insegnare. Con il tempo scorrevano i Dan, ma stentavo a comprendere la durezza relazionale del karate, la netta differenza di considerazione per i meno bravi, un ascolto poco attento nei confronti delle donne e dei piu' deboli, molti punti dividevano i romantici e profondi racconti su queste arti con i tanti esempi di prevaricazione e arroganza, insomma il karate mi appariva una disciplina rude non negli allenamenti ma nelle relazioni.

Anche le competizioni non riuscivano ad entrarmi nel sangue, “dovevamo” farle e mi presentavo, per sette-otto anni funziono' cosi' a parte le gare di forma dove l'avversario non era presente, mentre per il combattimento provavo questa imbarazzante forma di disagio, non riuscendo a capire lo spirito di quella “battaglia”.

Fu il diverso atteggiamento mentale e il canalizzare diversamente il rapporto tecnico-agonistico a farmi vincere alcune gare regionali e nazionali compreso un campionato italiano, era il 1978 quando ritenni di interrompere l'esperienza agonistica e anche il mio rapporto di lavoro con l'impiego statale.

Da quel momento cambiarono molti parametri, la vita era mia e potevo deciderne il flusso o almeno indirizzarlo laddove sentivo un terreno piu' ricco di minerali che potesse dare inizio alla mia ricerca personale e di insegnante, cosi' iniziai a praticare Hatha Yoga, meditazione e a frequentare dei seminari di kobudo, per tre anni studiai kendo e Jaido, che ripresi successivamente per un paio di anni anche a Londra. Nel 1985 ripresi il discorso con la musica, iniziai a studiare il sassofono che ancora oggi mi accompagna.

Fino al 1990 mi dedicai all'insegnamento a Firenze e in Toscana formando molti allievi, alcuni sono diventati dei bravi insegnanti, molti amatori scoprirono e vissero un importante momento della loro vita, alcuni atleti ottennero dei buoni risultati agonistici in campo regionale e nazionale, compreso un membro della squadra di kata, campione d'Europa nel 1982. In quegli anni ricoprii l'incarico di Direttore Tecnico regionale in Toscana e feci parte della Commissione insegnanti tecnici nazionali della Federazione Italiana di Karate.

Nel 1987 iniziai a studiare Taiji Quan cercando in esso la punteggiatura, il senso dello spazio e la musicalita', scelsi Londra per avviare questo nuovo studio in cui cercavo cio' che non avevo trovato nel karate, un punto di vista diverso all'interno della stessa famiglia. Oltre ad iniziare lo studio di questa arte una volta a Londra seguii alcuni campioni del karate sportivo che la Gran Bretagna sfornava all'epoca, immagazzinando interessanti spunti di lavoro che avrei ritrovato nei tempi successivi come allenatore di atleti in campo regionale e nazionale, il migliore risultato, il terzo posto ai Campionati Italiani a squadre, in tempi in cui il primo e secondo posto era di “diritto” destinato ai gruppi militari. Nel 1988 e 1989 feci due viaggi in Cina, mentre in Italia seguivo gli insegnanti che arrivavano da quel paese come consulenti di alcune scuole italiane. L'inizio fu con lo stile Yang, in seguito studiai lo stile Sun e il Chen, sempre accompagnate dallo studio del Qi Gong e degli esercizi della salute.

Sono tornato la terza volta in quel paese nel 1998 direttamente da Kathmandu. Nel 1987, 1988 e 1989 seguii la preparazione fuori dall'acqua della squadra di serie A di pallanuoto a Firenze, un'esperienza in un nuovo ambiente che mi incuriosi' e mi appassiono'. Nel 1990 decisi di trasferirmi a Londra, una citta' che mi era rimasta positivamente impressa nella memoria per le diversita' che convivevano assieme, per la grandezza degli spazi e la popolazione cosmopolita che gravitava in questa metropoli, ricordo che avevo nelle mie classi, specie quelle all' Holborn Centre for Performing Arts, nel cuore di Londra, una moltitudine di razze che creavano momenti di alta intensita' emotiva, di condivisione ma anche molta riservatezza e distacco in quella bellissima scuola dove si respirava arte, con il balletto classico e contemporaneo, la musica e la recitazione tra le urla di alcuni artisti che stavano provando la loro parte e con il suono dell'oboe che intonava la partitura. Gli spogliatoi o camerini talvolta erano improvvisati in un corridoio, c'era chi faceva le prove nell'atrio prima di entrare nella sala e chi attendeva qualcuno dopo un provino. In quel luogo mi trovavo bene e con me anche gli amici che venivano a trovarmi. Nel 1994 mi trasferii a Parigi con lo stesso scopo di conoscere un' altra cultura in una delle piu' belle e intriganti citta' del mondo. Iniziai ad insegnare e a muovere i primi contatti e dopo sette-otto mesi ricevetti alcuni inviti dagli Stati Uniti dove un paio di anni prima ero stato in visita, da Miami ricevetti un invito e anche se ero all'inizio dell'esperienza parigina decisi di partire.

In questa citta' americana con una forte influenza caraibica, dove e' normale sentire parlare in spagnolo, insegnavo in un centro sull'Oceano, tenevo seminari e lezioni private in un'atmosfera fantastica con il mare che risplendeva e dava tono ai nostri movimenti e dove l'esercizio fisico si fondeva con la natura.

Ricordo il grande sigaro del direttore del centro, un signore gentile che voleva a tutti i costi lanciarmi nel business e ogni mattina al termine della mia classe, seduti di fronte all'Oceano, si pensava a come sarei potuto diventare famoso in quel paese.

Nel 1995 rientrai a Firenze, laddove Dante Alighieri, il sommo poeta, sosteneva la necessita' di passare ogni tanto a “lavare i panni sporchi in Arno” Nel tempo avevo mantenuto i contatti con l'Italia e tenuto seminari a Singen e Monaco in Germania, a Lugano in Svizzera, a Budapest in Ungheria e a Bucarest in Romania.

Nel 1996 feci un viaggio in Malesia, Indonesia e Tailandia, dove studiai alcune tecniche da combattimento indonesiane e malesi, poi percorsi la Malesia in treno fino a Bangkok, dove studiai il massaggio tailandese.

In Indonesia mi fermai per un paio di settimane su una piccola isola circondata dalla barriera corallina, le Isole Gili, dove incontrai alcune persone che mi parlarono del Nepal, il paese Himalayano che ha poi caratterizzato la mia vita per i successivi undici anni.

Nel 1999 ho insegnato Karate per tre mesi a Fortaleza in Brasile in un centro di educazione per ragazzi.

Dal 1999 al 2001 partecipai come insegnante di Taiji Quan a tre appuntamenti di danza classica per professionisti, un contatto con alcuni famosi insegnanti di questa arte e alcuni importanti etoile, questi momenti mi fornirono un approccio alla danza che poi mi dette importanti stimoli di lavoro e di riflessione.

Nello 1996 fondai Apeiron insieme a un gruppo di amici, tra cui Silvia con cui ho avuto e ho ancora una forte condivisione di scelte di vita e di lavoro che crescono e si consolidano in ogni momento e in ogni scelta. Apeiron e' stato l'impegno principale per gli undici anni successivi, un tuffo e un'immersione nel campo dei diritti umani, l'idea-ideale di cercare un'espressione materiale in risposta alle filosofie che seguivano le arti che studiavo. All'inizio con il karate per i bambini di strada per dare un supporto ludico - educativo e trovare dei momenti per fare stare questi bambini assieme dandogli degli strumenti per socializzare, poi negli anni la realta' del paese si fece sempre piu' chiara, infatti le esigenze erano diverse mi sembrava di dare poco o che quello che offrivo non fosse sufficiente, cosi' la necessita' di un maggiore coinvolgimento fino a decidere di vivere a Katmandu lavorando in progetti con le donne vittime di violenza.

Nel contempo feci missioni in Brasile, Romania, Albania e Kossovo, poi periodiche missioni nella vicina India per incontri e riunioni e qui un particolare ricordo fu quello di una marcia per i diritti alla terra degli abitanti originari delle foreste indiane, gli Adivasi. In quell'occasione eravamo ospiti di un gruppo di ghandiani e nel conversare usci' la mia conoscenza delle arti marziali che loro conoscevano come espressione di violenza, un po' quello che anche io avevo sentito agli inizi della mia esperienza, tuttavia mi invitarono a dimostrare cosa trasmettesse il mio corpo e la mia espressione emotiva durante i movimenti, al termine della mia “prova” rimasero meravigliati, fu proprio questa riconsiderazione dell'arte marziale che porto' questi vecchi militanti a esprimere approvazione e che fece calare un senso di pace intorno a noi, nessuna tegola era stata rotta e tutti stavamo bene, il movimento fu il mezzo per sentire cosa si puo' esprimere senza parlare.

Tra alcune interessanti esperienze ricordo quelle della mia presenza sul palcoscenico, all'interno di manifestazioni di balletto e teatrali con altri artisti del movimento (come ballerini, attori) in Inghilterra, Italia e Spagna. Anche nei progetti di recupero per le donne vittime di violenza introducemmo l'attivita' fisico-mentale con buoni risultati e forte interesse partecipato delle ragazze stesse. Nel 2006 ci fu la conoscenza con l'Africa, il Mozambico e il Sud Africa, passando dal Lesoto e Botzuwana, un'esperienza breve di soli due mesi con un sapore tutto diverso rispetto all'amata Asia. Una maleducata zanzara mi trasmise il plasmodium falciparum, la piu' pericolosa delle malarie, fulminante se non curata in tempo, lo feci in Sud Africa, poi rientrai a casa, a Kathmandu.

Nel 2007 termino' l'esperienza nepalese e venne la decisione di vivere a Creta, dove non ero mai stato prima. L'isola posta alla stessa distanza tra il continente africano, asiatico ed europeo, in mezzo alla forza del mare, in contatto con la natura e con il silenzio, questi i motivi per fare arrivare il container con tutte le nostre cose a Iraklion. Nell'isola Silvia ed io abbiamo insegnato in due scuole di danza e conosciuto un periodo di forte energia yang, il vento, il sole, il mare. Nel 2008 rientrammo in Italia, a Firenze, un anno di riflessioni e studio in attesa di iniziare un nuovo cammino e nel Marzo del 2009 siamo entrati nella nuova casa e di nuovo l'inizio del nostro lavoro in Italia.

Ci sono poche altre cose da aggiungere se non episodi che possono essere di poca importanza ai fini di cercare di spiegare il percorso che ogni persona prova ad intraprendere, tuttavia sono proprio dei piccoli dettagli, delle brevi coincidenze che determinano grossi cambiamenti, come quando perdendo un autobus ad Istanbul potresti raggiungere un posto da cui potrebbe partire un'esperienza che ne avrebbe fatta partire un'altra e da li' una vita con un diverso senso, un altro ruolo e altre cose. Oppure quell'autobus perso non e' frutto di una distrazione umana ma parte di un capitolo scritto che deve essere letto per quello che e' e non per cio' che non sapremmo mai.

Credo che la cosa importante che ho maturato in questi miei anni trascorsi sia la ricerca del modo in cui vivere, cercando di scoprire quei piccoli ma significativi stimoli per apprendere la gioia di un momento o la tristezza di un altro, dando importanza al senso del momento e alla grandezza che c'e' intorno a noi, cercando di analizzare con lucido distacco un evento a cui diamo un'eccessiva importanza nel momento in cui lo viviamo ma che diventa piccolo se lo immaginiamo e lo pensiamo distante nel tempo e nello spazio.

Attualmente ho collaborazioni con l'Universita' di Scienze Motorie di Firenze, insegno ad alcuni studenti che vengono a casa e con Silvia stiamo progettando di divulgare il nostro sistema di lavoro in altre aree del paese e del mondo.

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