Scritti e Testimonianze

Rapaci tengono lontani i passerotti e i passerotti non osano dove volano i rapaci (Articolo di Silvia Del Conte pubblicato sulla rivista ‘Samurai’)




In Cina, a Pechino e’ autunno, gli alberi perdono le foglie, I colori cambiano, il vento e’ forte e spazza via gli ultimi resti del caldo afoso che per mesi ha ingabbiato la citta’ e migliaia di persone sono nei parchi ogni giorno per praticare le piu’ disparate attivita’.
Ci sono tanti aquiloni che volano nel cielo.
A Pechino nei parchi le persone si ritrovano, e’ un modo per socializzare, per stare insieme e per praticare le attivita’ preferite. Si vedono molti anziani che arrivano con grandi borse e dall’interno di queste estraggono involucri di plastica, che contengono un “rapace ripiegato”. Si tratta di aquiloni fatti a mano, utilizzando leggeri pezzetti di legno e bamboo e una tela leggerissima, dipinta a mano, con la figura del rapace.
E’ un’arte, da sempre hanno costruito questi animali capaci di volare in cielo, da generazioni si sono tramandati questa conoscenza e ancor’oggi vedi anziani che cercano di vedere volteggiare in cielo il proprio “animale”.
Quando li aprono sono grandi come veri rapaci e li fanno volare per ore. Sembra che questi “falsi uccelli” pratichino Taiji nel cielo da quanto sono mobidi e leggeri, nonostante la struttura in legno. C’e’ arte, il gesto e’ raffinato non da una naturalita’, ma da una pratica costante e continuativa.
La persona e’ concentrata nell’eseguire movimenti eleganti e “pirouette”mortali.
Da lontano sembrano veri rapaci, ma poi ogni tanto qualcuno di questi cade a terra, quando la persona che li manipola sbaglia movimento e non sente il vento e allora ti accorgi che sono “falsi”. La natura non farebbe questo, un rapace non cade, non sbaglia il vento.
Ma gli altri uccelli non osano verificare la veridicita’ di questi rapaci, li vedono volare sul parco dove loro stanno e lo spirito di sopravvivenza li allerta facendoli allontanare.
Nei Parchi dove volano questi “falsi rapaci” non ci sono altri volatili, non si sente il loro cinguettio, se non uccellini chiusi in gabbie che I cinesi portano al parco per sentirli cantare.
Questi sono addomesticati, vivono in piccole gabbie cilindriche e stanno fermi tutto il giorno a cantare per il piacere degli esseri umani.

Esperienza cinese
Raccontero’ dell’esperienza cinese e scrivero’ di quanto noi occidentali ricerchiamo “qualcosa” nelle loro tradizioni, in pratiche lontane da noi, in valori che non ci appartengono, ma che riconosciamo universalmente validi e che troppo spesso non sappiamo come riversare questa universalita’ nella pratica.
Una mattina mentre mi allenavo insieme a un gruppo di insegnanti di Taiji Quan, ho chiesto a uno di loro se vi erano differenze nella pratica di una donna da quella di un uomo. L’insegnante Li, una donna sulla cinquantina che ha fatto la riabilitazione in Mongolia, durante gli anni della rivoluzione culturale, ha risposto che non ci sono differenze se si seguono I principi che stanno dietro al Taiji Quan.
Ti affascina vedere ogni mattina all’alba centinaia di persone, spesso pensionati, che si ritrovano per praticare, che lavorano tutte le mattine diverse ore insieme per mantenersi in forma. Non sembrano avere sentimenti di competizione, di sfida, di scoramento di fronte a tecniche piu’ difficili, sono sereni, contenti di essere li’.
Anziani che una pratica costante ha reso flessibili nelle membra e nel pensiero, si discute di tutto, grazie a un’amica cinese che parla inglese.
Sembrano aperti, ma poi quando si entra nella vita di tutti i giorni e si esce dalla filosofia scritta migliaia di anni fa’ ecco le contraddizioni. Ognuno la pensa diversamente, ognuno suggerisce modalita’ diverse nell’esecuzione del movimento; e questo ha creato tante scuole, tanti pensieri che si sono dispersi in mille rivoli. Sarebbe una cosa molto bella, perche’ significherebbe che arti antiche vengono adattate alle esigenze del periodo in cui sono praticate e riacquisiscono un senso, ma invece questo ha portato a maggiore rigidita’ e chiusura.
Un giorno una signora comincia a scattare foto durante gli allenamenti, dice che I movimenti sono bellissimi, c’e’ grazia, flessibilita’, armonia, bellezza e questo crea emozione. Cosi’ ti rendi conto che non e’ tanto importante quello che si vede fuori, ma la magia che il fuori puo’ provocare dentro ognuno di noi. Spesso il dovere aderire a schemi rigidi provoca chiusura come il non mettere mai in discussione niente, un po’ come un regime autoritario che sopprime la liberta’ di espressione e censura gli scambi di opinioni tra la gente per paura che la riflessione possa apportare un cambiamento. Ecco che allora si standardizza per la massa, che non deve chiedere; e nell’ignoranza si tengono lontane “anime” con sensibilita’ diverse, in cerca di strumenti validi di crescita e di spazio in cui esprimersi.
La mattina Pechino e’ sempre meravigliosa soprattutto in questo periodo, Settembre, e’ fresca, chiara e ha colori delicati. Il lago del Parco e’ appena increspato e I fiori di loto tremano leggermente davanti alla brezza mattutina. Davanti all’entrata del parco come ogni mattina, ci sono venditori ambulanti di frutta e verdure e parcheggiate di lato tante bicclette e tricicli, alcuni di questi elettrici. Due in particolare mi colpiscono, uno che va a pedali, come una bici con un anziano sull’ottantina che pedala e porta dietro di se’ la moglie seduta su una poltroncina di casa. Lei ha problemi di deambulazione e lui l’accompagna cosi’ a fare la spesa; sono belli. L’altro e’ un triciclo a motore, verniciato di rosso, con una testa di aquila di plastica dorata sul parafango anteriore. Anche questi anziani ma piu’ moderni e reduci di un passato piu’ ricco e “godereccio”. Entrambe queste coppie sembravano felici di esserci.
Gli anziani in Cina sono una generazione a se stante, sono quelli che hanno vissuto gli anni della grande trasformazione, della rivoluzione culturale e che con la loro assenza hanno creato un “gap” generazionale; infatti non hanno niente a che vedere con le generazioni successive, sembrano sospesi in una citta’ che ha I ritmi frenetici dello sviluppo, la Cina, “un bambino piccolo a cui chiedono di correre” e loro sembrano rimasti a quell’epoca. Viaggiano a velocita’ ridottissime su biciclette vecchie, nel traffico caotico, ignorando l’isteria collettiva di clacson e fiumane di macchine. Li vedi tranquilli attraversare incroci pericolosi, con una andatura lenta e nonostante I solleciti dei clacson non accelerano, seguono il loro ritmo, cosa che la Cina di oggi non puo’ piu’ fare.
Lei deve correre per raggiungere i livelli economici di altri stati piu’ civilizzati.

Le arti marziali
Mi sono trovata insieme a persone che avevano appena sfiorato la morte. Mi sono sentita a disagio, perche’ nella pratica delle arti marziali si parla della vita, della morte, di mettersi in discussione, ma non esiste praticamente nessun rischio di venire “uccisi” dove pratichiamo. Che senso hanno qui e ora le arti marziali?
Quando il Taiji Quan si e’ sviluppato, le arti marziali erano molto aggressive; in termini Taoisti di Yin e Yang, era una concezione puramente Yang. Quello che ha rivoluzionato il Taiji e’ stato l’inserimento dell’elemento Yin nella lotta. Un’equilibrio di tecniche Yin e Yang, tra cedevolezza e attacco. Un po’ come “un ago nascosto nel cotone”.
Oggi la tecnologia e lo studio hanno dimostrato che il Taiji Quan ha anche buoni effetti salutari, puo’ abbassare la pressione del sangue, ridurre le tensioni nervose, beneficiare il sistema immunitario, digestivo, cardiovascolare e respiratorio.
Come vedono il mondo e le Arti Marziali un occidentale e un cinese?
E’ molto difficile trovare delle ragioni dimostrabili, vorrei cercare di descrivere delle situazioni da cui non trarre necessariamente delle conclusioni ma delle riflessioni.
Lo “xin” (cuore-mente) guida le azioni, ma non attraverso credenze e desideri. Prende spunti dal mondo fenomenico e guida l’azione alla luce di questo; per esempio dare la mano dipende da una convenzione storica; infatti in alcuni paesi non usa dare la mano, le stesse si uniscono come in preghiera o si portano lungo I fianchi e si fa’ un leggero inchino. Questo gesto non si basa su nessun atto mentale come per esempio la sincerita’ o l’intento; in Nepal, in India e anche in Cina molte volte mi e’ successo di ringraziare davanti a gesti che noi pensiamo fatti con intenzione, poi vedi che loro ti guardano con circostanza, senza capire la tua reazione. Loro non usano ringraziare per ogni cosa come facciamo noi, non hanno tanti processi mentali. L’intento per dei cinesi puo’ accompagnare l’atto convenzionale e dare a questo un senso di grazia estetica, ma non lo spiegano come facciamo noi.
Le cose per loro sono nel mondo e non nella mente, per questo e’ molto piu’ semplice, perche’ e’ il contesto dell’uso che prende l’oggetto interessato. Per questo la correttezza diventa conformita’ a una norma socio-storica. Ecco che l’attenersi a un modello di disposizioni piu’ che a un contenuto mentale, produce virtu’. Cosi’ diventa una specie di abilita’ del comportamento a conformarsi a un “modello condiviso di azione – la Via” (il Dao). C’e’ un forte conformismo in Cina, non c’e’ liberta’, c’e’ paura di discostarsi dal modello, per questo non puo’ esserci verita’. Chi cerca di uscire da questa “gabbia” trova chiusura, allora si creano diverse scuole e ognuna difende la propria “verita’” e si ricreano piccole gabbie che giustificano la scelta del momento.
Il Taiji Quan e’ arte marziale e si basa sull’Yin e Yang. Prima di tutto e’ Wu – Chi, esiste prima che qualsiasi cosa accada, e’ l’intenzione di agire che crea il Taiji Quan. Quando si decide di praticare un’arte marziale si ha una forte intenzione, che poi piano piano si trasforma, cresce o diminuisce e spesso questa intenzione viene canalizzata e strutturata per continuare a darle sostanza, perche’ si continui a seguire una determinata scuola, altrimenti per il principio dell’yin e dello yang, del mutamento, questa forza si trasforma e trasformazione puo’ anche voler dire altro, mettere in discussione, confronto e questo non sembra permesso. Nelle arti marziali, spesso ho visto un forte discrimine tra i principi maschile e femminile, spesso nelle nostre societa’ e’ stato dato risalto piu’ al principio maschile, di forza, che non a quello femminile che soccombe, perche’ considerato debole. Questo non rappresenta i veri principi Taoisti, perche’ i due opposti si complementano, altrimenti non ci puo’ essere mutamento e trasformazione. Oggi a me sembra che questo mutamento non lo vogliamo avviare e che la trasformazione sia contenuta in rigidi schemi.
Anche in culture come quella Nepalese, induista, l’aspetto yin, la donna non ha un suo riconoscimento come forza opposta a quella maschile.
La donna nella societa’ Nepalese e anche Indiana acquista meriti per la salvezza eterna adorando il marito. L’induista non vive il presente ma vive per garantirsi una migliore reincarnazione, per questo il presente viene accettato senza discussione. L’uomo puo’ essere un ubriacone, avere molte mogli, ma il dovere della donna e’ di servirlo e di obbedirlo e se una donna non riesce a mettere al mondo un figlio maschio, il cielo le rimarra’ negato. Il mondo maschilista Nepalese non ha sentito la necessita’ di escogitare un metodo per salvare la moglie “colpevole”.
“Nascere donna significa avere un fato da sconfitti”. E questo purtroppo in molti altri paesi asiatici e non. La mattina e’ sempre straordinaria per me, vedere cosi’ tante persone anziane riscaldarsi, piegarsi, massaggiarsi, prendersi cura di se stesse, e’ bellissimo. Nei parchi ci sono attrezzi semplicissimi e gratuiti, sembra che ci sia molto della tecnologia occidentale, ma sono molto meno sofisticate e alla portata di tutti. Non si ha l’impressione che per stare bene si debba avere il “personal trainer” e macchine costosissime, laddove il benessere non e’ considerato un’educazione, ma un privilegio o uno “status symbol”. Sembra che questo “fitness” di massa faccia parte della loro cultura, visti I numeri di chi pratica, anche se di giovani non se ne vedono. I cinesi dicono che I giovani lo faranno quando diventeranno anziani, invece che stare a casa. Quindi sembrerebbe non essere un’educazione, perche’ se per I molti fosse come per l’anziano che diceva che l’arte marziale e’ “cultivation”, quando cominciano? Sembrerebbe diventare attivita’ solo per anziani o pensionati, che hanno tempo per pensare anche alla salute.
Forse anche in Cina e’ un’attivita’ fatta con poca consapevolezza, o nella confusione di arti antiche riportate in un’epoca moderna? Noi esasperiamo la parte marziale e loro l’arte, la quotidianita’ e il benessere, ma in questo modo manca l’unione “arte e marziale”, sembraimo essere solo l’espressione pratica di due estremi. (n.d.r.). Da noi l’arte marziale la praticano prevalentemente I giovani e una persona di mezza eta’ dice che per lui/lei e’ tardi per iniziare, in Cina la cominciano quando vanno in pensione, e’ buffo. Sembra che l’arte marziale si sia conformata alle necessita’ di due societa’ diverse, quella orientale e quella occidentale. L’arte marziale per alcuni cinesi e’ passaggio di tecniche “pure” da maestro a discepolo, per mantenere viva una tradizione e questo ha provocato molte lotte negli anni per arrogarsi la discendenza di maestri famosi.
Mi chiedo perche’ ostinarsi a mantenere viva una tradizione che non serve piu’ allo scopo per cui era nata e che quindi oggi non ha senso. Potrebbe essere trasformata, visto che secondo anche I principi Taoisti, “tutto cambia”?
Il cambiamento poi non e’ un qualcosa di esterno che si attua sulle cose, ma e’ una caratteristica intrinseca delle cose, per cui lo sviluppo avviene naturalmente. Forse proprio il vivere la pratica come qualcosa che fa bene alla propria persona, spiega anche il mancato accanimento nell’apprendere e l’assenza di competizione tra praticanti e diverse maestrie.
Anche I bastoncini di bamboo con cui sto mangiando presto saranno rimpiazzati da quelli di plastica. Si’ perche’ ogni cosa che guardiamo oggi domani non e’ gia’ piu’. Il bamboo e’ diventato un bene di lusso in occidente per fare parquets, cosi’ il prezzo si e’ alzato molto e oggi in Cina non sara’ piu’ possibile continuare a utilizzare il bamboo come prima. E la tradizione naturalmente cambiera’. Ecco perche’ non e’ saggio basare la crescita e l’evoluzione personale sulle tradizioni e le credenze, perche’ il mercato potrebbe ribaltarle in ogni momento e saremmo alla merce’ del profitto e non di noi stessi. Anche la Grande Cina non e’ riuscita a sottrarsi alla grande macchina del progresso e nei suoi ingranaggi comincia a stritolare proprio le piccole cose che hanno reso grande un paese. Accanto a questo sara’ difficile vedere presto cambiamenti anche sul fronte sociale, dove servirebbero grandi riforme, ma che oggi sarebbero solo un freno allo sviluppo smodato che impera.
Le arti marziali sono tecniche che dovrebbero parlare di principi universali, di apertura mentale e invece sembrano ingabbiare sempre di piu’ in rigide strutture che cercano di mantenere viva la grandiosita’ di un passato, senza fare niente per rendere grande il presente.
Come in Nepal dove la sospensione della guerra civile ha messo la popolazione in una situazione di “limbo”, laddove la classe medio alta e’ ansiosa di sbarazzarsi delle pastoie ideologiche – religiose sulle quali si basa il predominio dei Brahamani (la prima casta del sistema induista).
Siamo in un’epoca di crisi profonda dei valori, sembra regnare la cupidigia di ricchezza e di potere, la smania di piaceri e di lusso, l’irrequieto trasmigrare da una valle all’altra nel tentativo di sfuggire a una poverta’ imperante.

Tradizione o Modernita’?
In Asia l’osservanza religiosa e’ uno dei cardini della coesione sociale, per questo ne sono accentuati gli aspetti ossessivamente ritualistici e ovunque vedi vita e religione fortemente interconnesse.
La tradizione per I nepalesi, come per tutte le popolazioni al di fuori della civilta’ moderna, e’ sinonimo di ordine, di armonia, di legge “fondata” da sempre dagli dei o da saggi. Andare contro la tradizione significa dunque andare in senso opposto al “giusto movimento”, al “giusto sentiero o Via”.
Nei villaggi tutto e’ previsto, tutto e’ regolato, per questo diventa possibile attenersi alle regole, ma la modernita’ non ha altra soluzione che andare “contro corrente”, che significa poi andare contro la tradizione, contro cio’ che hanno fatto I saggi e gli dei.
In Nepal, come in India e Cina ci sono convinzioni stratificate da secoli. Non si puo’ abolirle di un tratto e modificarle costa fatica, sconvolgimento e disorientamento.
Quello che un Nepalese puo’ fare quando esce dalle regole e’ costruirsene altre per non subire uno shock culturale. Ecco perche’ nasce la rigidita’, per difesa, molti li senti parlare: “io non bevo, non entrero’ in una discoteca, studiero’ soltanto, etc...”, hanno solo una speranza, quella di ritrovarsi chiusi entro il confine dell’Universita’ quando vanno all’estero a studiare, cosi’ non ci sara’ bisogno di uscire all’esterno, per non provare l’ebrezza del nuovo, per non perdere le ultime coordinate che ancora possiedono nella loro testa. Questa la sola speranza per rimanere nepalesi”. Cosi’ la ritualita’, l’ordine e le regole servono per costruirsi barriere e mantenere in vita un sistema vecchio di millenni; ma questo non puo’ accadere oggigiorno in un mondo globalizzato, dove altre regole spingono verso il nuovo e spingono a confrontarsi sempre di piu’, a mettere in discussione credenze e valori, oggi non basta piu’.
Questo vale anche per le antiche arti marziali.
Come ha detto un signore che ho trovato al Parco, le arti marziali sono un lavoro molto duro. Non si tratta piu’ di una “cosa pratica” per diventare un “guerriero”, oggi quello non serve piu’, l’arte marziale e’ “cultivation”, “coltivare la concentrazione mentale ed esercizio per il corpo”, deve servire a stare meglio e a vivere meglio oggi.
Questo e’ il senso.
Non c’e’ un singolo pensiero mentre mi esercito, nei parchi affollati o in posti solitari; nessun pensiero entra nella mia mente, guardo, ascolto e nient’altro, la mia intenzione e’ concentrata sull’apprendere al meglio dei movimenti. Il pensiero con tutte le sue associazioni non c’era mai; questa cosa e’ straordinaria; durante gli esercizi con le persone o senza di loro, non c’era movimento di pensiero, ma il corpo era in moto. Questo e’ essere soli. Per me e’ un modo di amarmi, di prendermi cura dei miei pensieri e della mia salute, che comporta anche uno stile di vita, per questo si parla di arte marziale e non solo di marzialita’, perche’ diventa parte integrante di una quotidianita’ e di un modo di essere e di esprimersi. Prendermi cura di me mi fa stare meglio anche con gli altri. Mi fa godere del tempo e mi arricchisce.
Come la stessa meditazione puo’ diventare un’arte di vivere, anche la marzialita’ puo’ diventare arte e rientrare in una quotidianita’ di gesti e di azioni. La domanda, la richiesta e il bisogno di esprimersi, con tutte le frustrazioni e i dolori, sono quegli esseri umani che camminano per strada. Il dolore e’ il movimento di quella solitudine.
L’arte e’ grazia divina. La bellezza non e’ nella mera espressione verbale, ma e’ nell’abbandonarsi della parola in un libro, dell’espressione artistica in una tela e del movimento in una forma o danza.
Se la marzialita’ e’ anche arte, allora significa che anche un’arte di guerra, puo’ assurgere a grazia divina?
La Guerra oggi e’ la Guerra dei tanti conflitti che nutriamo dento di noi; e’ l’impotenza davanti a tanto odio, a ingiustizie e discriminazioni, e’ la paura che spesso ci prende, ci lega lingua e mani e ci assopisce in mera contemplazione di atti barbarici.
Se qualcosa si considera “acquisibile” allora si deve possederla per controllarla, ma nella realta’ non si ha controllo neanche sul corpo. Fisicamente siamo in una prigione, non sappiamo cosa accade intorno a noi, si respira autorita’ anche se noi non siamo autoritari.
In Cina non ho sentito una religiosita’ “omnicomprensiva” come in India e Nepal, non la si respira ovunque; anche qui ci sono molti templi e luoghi sacri, ma sembrano piu’ relegati in posti specifici. La ritualita’ la si legge ovunque anche nei gesti quotidiani, un modo forse per gestire milioni di persone. Il caso e i bisogni materiali sono la molla principale per l’avanzamento; accanto a una tecnologia che permette un progresso e quindi un miglioramento delle condizioni di vita dell’essere umano, si sviluppa il timore religioso, il sorgere di “bisogni indotti”, desideri, ambizioni e il progredire dell’attivita’ bellica.
Ecco che il tema della morte, come pura assenza di qualsiasi sensibilita’, rientra fortemente in tutte le culture, folle disperate combattono per assicurarsi un posto, anche nell’ultimo gesto, quello di assicurarsi la tomba in terra o il fuoco sulla pira, come se il rituale stesso avesse un qualche valore per un corpo ormai privo di qualsiasi sensibilita’.
Nonostante le ginnastiche religiose, come lo yoga, le vie spirituali come il Taoismo, il Do e il Dharma e le tante scuole che insegnano tecniche e principi fondamentali e universali, l’umanita’ non ha ancora trovato la “sua Via” per evitare spargimenti di sangue, “sacrifici”, discriminazioni e abusi. La pratica che oggi viene proposta non ci ha ancora aiutati a trovare una maggiore sensibilita’ per affrontare con mente rinnovata i problemi che affliggono l’umanita’.
In Nepal continuano ad esistere le caste e i sacrifici di animali per propiziarsi divinita’, in Cina ci sono ancora forti violazioni dei diritti umani, repressioni delle liberta’ fondamentali e atti di tortura. Oggi la Cina nel suo straordinario sviluppo economico, lanciata in corsa verso il “progresso” dovra’ affrontare seriamente il discorso riforme per i dirirtti umani, se vuole entrare nella societa’ mondiale e globalizzata; nel 2008 ospitera’ le Olimpiadi e questo le comportera’ delle responsabilita’ verso il mondo dei continui abusi dei diritti umani. Questa sua corsa verso il 2008 sta “sfornando” sfratti illegali e abusi sul lavoro.
A Pechino molte persone sono state sfrattate dalle loro case per dare posto alle infrastrutture olimpiche. In Cina molti utenti internet rischiano l’arresto solo per l’invio di notizie censurate o per lo scambio di opinioni.
Le Olimpiadi potranno essere una finestra sulla Cina e mostrare o la repressione e la regressione o il suo veloce progresso economico.
Se abbiamo la fortuna di nascere in un periodo di transizione e di cambiamenti si ha la possibilita’ di dimostrare che tutto non e’cosi’ ingabbiato in rigide convinzioni e regole prestabilite molti anni fa.
“Il Taiji nasce da una disponibilita’ al movimento. Quando si realizza che noi siamo quello che facciamo, ogni cosa che l’universo rivela siamo noi, percio’ soffriamo se gli altri soffrono, siamo felici se gli altri sono felici e i problemi degli altri diventano i nostri. Questa totale identificazione e’ il fondamento dell’armonia universale e della pace mondiale”.






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